{"id":29,"date":"2012-01-27T00:49:56","date_gmt":"2012-01-26T23:49:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianopizzirani.com\/?p=29"},"modified":"2012-01-27T00:49:56","modified_gmt":"2012-01-26T23:49:56","slug":"il-valore-del-sacrificio-in-giappone-e-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/massimilianopizzirani.com\/?p=29","title":{"rendered":"Il valore del sacrificio in Giappone e in Italia"},"content":{"rendered":"<p>Nel dodicesimo secolo in Giappone infuriava la <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Genpei_War\" target=\"_blank\">guerra Genpei<\/a>, tra i clan Taira e Minamoto per il controllo del paese. A capo del clan Minamoto che usc\u00ec vincitore c&#8217;era Yoritomo, ma gran parte dei successi militari erano dovuti al suo fratello minore Yoshitsune, che era il pi\u00f9 grande generale del suo tempo. Finita la guerra Yorimoto incominci\u00f2 a preoccuparsi della popolarit\u00e0 che il fratello aveva guadagnato con le sue vittorie, e temendo di essere spodestato da capo della famiglia diede l&#8217;ordine di ucciderlo.<\/p>\n<p>La leggenda della <a title=\"la morte in piedi di Benkei su Wikipedia\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sait\u014d_Musashib\u014d_Benkei#La_famosa_morte_in_piedi\" target=\"_blank\">morte in piedi di Benkei<\/a> nasce da questo episodio. Benkei era un monaco guerriero, la leggenda dice che si fosse piazzato davanti a un ponte disarmando tutti quelli che provavano a passare per collezionare mille spade, era arrivato a 999 quando incontr\u00f2 Yoshitsune, che riusc\u00ec a sconfiggerlo, e cos\u00ec si mise al suo servizio. Cos\u00ec mentre i soldati di Yoritomo inseguivano Yoshitsune Benkei era con lui. Dopo due anni di fuga furono circondati nel castello di Koromogawa, e Yoshitsune decise di commettere seppuku (il suicidio rituale dei samurai) per sfuggire alla cattura. Benkei allora per dargli il tempo di completare la cerimonia si mise a guardia del ponte che conduceva al castello. I soldati nemici impauriti dalla sua fama e dalla mole gigantesca che occupava tutto il ponte non ebbero il coraggio di attaccare, e pensarono di ucciderlo usando gli archi. Ma nonostante lo avessero colpito con molte frecce Benkei continuava a rimanere in piedi al centro del ponte, in posizione di combattimento. Passarono cos\u00ec minuti e minuti e Benkei non si muoveva minimamente, i soldati trovarono quindi il coraggio di avvicinarsi e guardando meglio scoprirono che Benkei era gi\u00e0 morto, ma nonostante questo aveva continuato a rimanere in piedi per proteggere il suo signore.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/massimilianopizzirani.com\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/benkei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32\" title=\"benkei\" src=\"https:\/\/massimilianopizzirani.com\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/benkei.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"671\" srcset=\"https:\/\/massimilianopizzirani.com\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/benkei.jpg 450w, https:\/\/massimilianopizzirani.com\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/benkei-201x300.jpg 201w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>\u00a0<\/p>\n<p>La storia della morte in piedi di Benkei \u00e8 un simbolo dello spirito di sacrificio nella cultura giapponese, Non \u00e8 forse inventata, perch\u00e8 tecnicamente \u00e8 possibile che un corpo sottoposto a grandi sforzi fisici subendo una morte istantanea si irrigidisca immediatamente per il rigor mortis, quindi \u00e8 possibile che sia accaduto veramente. Indipendentemente da questo la storia di Benkei e del suo sacrificio \u00e8 rimasta popolare in Giappone fino ad oggi, ed \u00e8 uno degli aspetti chiave per capire la storia e la cultura giapponese.<\/p>\n<p>Quando era in Giappone durante l&#8217;occupazione americana dopo la guerra, Indro Montanelli raccont\u00f2 una storia che aveva sentito: un pilota che era stato premiato dopo essere ritornato alla base era morto improvvisamente, e si era scoperto che era stato ferito durante il combattimento ma nessuno se n&#8217;era accorto quando era ritornato e lui non aveva detto nulla. Montanelli rimase molto impressionato da questa storia di un soldato gi\u00e0 morto ma che continuava a stare sull&#8217;attenti (<a title=\"Compra il libro &quot;il paese bonsai&quot; di Indro Montanelli su Amazon\" href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8817017108\/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=mp0bc-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8817017108\" target=\"_blank\">potete trovare tutte le corrispondenze di Montanelli dal Giappone nel libro &#8220;L&#8217;impero bonsai&#8221;<\/a>). Se avesse conosciuto la storia di Benkei avrebbe capito come mai una storia cos\u00ec estrema e assurda poteva essere ascoltata e creduta dai giapponesi senza battere ciglio, perch\u00e8 era perfettamente in linea con la loro tradizione.<\/p>\n<p>Per gli italiani \u00e8 soprattutto difficile accettare questa mentalit\u00e0, infatti lo si pu\u00f2 vedere facendo il confronto con il comportamento degli italiani e quello dei tedeschi e dei giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Questi ultimi combattevano in nome di Hitler e dell&#8217;imperatore, ed erano disposti a dare la vita e affrontare qualunque sacrificio per l&#8217;uomo che veneravano come un dio e per la patria che esso rappresentava. Gli italiani invece non sarebbero mai riusciti a trovare dei kamikaze disposti a suicidarsi, e appena gli americani sono sbarcati in Sicilia si sono subito arresi senza combattere; mentre i giapponesi non avevano neanche bisogno di selezioni particolari per i kamikaze, i nomi erano scelti a caso e ci si aspettava che chiunque venisse fuori fosse disposto a morire, e i tedeschi continuarono a combattere retrocedendo fino al bunker di Hitler, anche quando era chiaro che non c&#8217;era alcuna possibilit\u00e0 di vincere. In Italia solo il generale Borghese e la sua decima mas ebbero il coraggio di continuare a combattere fino alla fine, e quando furono catturati avevano ancora le armi in pugno.<\/p>\n<p>Certo si pu\u00f2 dire che questo carattere degli italiani li abbia protetti dal prolungare ulteriormente la guerra e commettere molte atrocit\u00e0, come fecere tedeschi e giapponesi, ma alla lunga \u00e8 un modo di pensare che non paga. Tedeschi e giapponesi potevano dire di avere dato tutto, di avere lottato per quello in cui credevano, anche se poteva essere sbagliato e potevano essere stati ingannati, gli italiani no. Per questo dopo la guerra fu possibile il trasformismo degli italiani che finsero di non essere mai stati fascisti, mentre in germania molti nazisti continuarono ad avere ruoli nel governo e nell&#8217;amministrazione pubblica senza che fosse uno scandalo, i tedeschi non amavano ricordare il passato perch\u00e8 era stata una terribile e dolorosa sconfitta, ma sapevano di essere responsabili di quello che era successo, e per i giapponesi era lo stesso. Per gli italiani no, quasi tutti dopo poco erano sinceramente convinti di non essere mai stati fascisti, perch\u00e8 non credendo in nulla potevano facilmente credere a qualunque cosa gli facesse comodo. In questo modo era possibile la guerra civile che sconvolse l&#8217;Italia durante l&#8217;occupazione tedesca e anche dopo la fine della guerra, cos\u00ec come era possibile avere simpatia per le brigate rosse durante gli anni di piombo, o giustificare l&#8217;esistenza della mafia accusando lo stato di non essere abbastanza presente. Se si rifiuta la propria responsabilit\u00e0 di essere padroni della propria storia, di poter decidere ed eventualmente sbagliare, si lascia il potere nelle mani dei pochi che hanno il coraggio di agire, quando poi qualcosa va male si pu\u00f2 sempre negare di avere mai effettivamente appoggiato i fascisti, i terroristi, i mafiosi, o Berlusconi. Paradossalmente i tedeschi si sentivano pi\u00f9 parte dello stato di quanto gli italiani se ne siano mai sentini durante la democrazia, perch\u00e8 per l&#8217;italiano lo stato \u00e8 sempre qualcosa al di fuori di se stesso, anche quando ha potuto votare: \u00e8 lo stato che impone le tasse senza darti niente in cambio, che ti manda in guerra a morire per decisioni sbagliate, che non sa gestire l&#8217;economia, e i politici sono quelli che pensano solo alla poltrona, agli stipendi e ai loro interessi. Ma in realt\u00e0 sono gli italiani comuni che si comportano cos\u00ec: se possono evadono sempre le tasse e ne sono orgogliosi, poi \u00e8 colpa dello stato se non ci sono i soldi e bisogna aumentare le tasse; quando Mussolini a piazza Venezia annunci\u00f2 la guerra la gente che lo guardava non aveva nessuna voglia di combattere, ed ancor meno di farlo a fianco dei nazisti, ma nonostante questo applaud\u00ec e finse di essere contenta, per poi piangere e maledirlo dopo qualche minuto in privato; e se fossero loro al posto dei politici non farebbero altro che pensare al loro interesse personale, non provano riprovazione nei confronti dei politici corrotti ma invidia e ammirazione per i soldi che riescono a fare senza faticare sulle spalle degli altri.<\/p>\n<p>Montanelli una volta scrivendo di Starace disse che non voleva essere troppo duro con lui perch\u00e8 &#8220;era uno \u00a0che non credeva in nulla, ma in quel nulla ci credeva veramente e per esso mor\u00ec. E quando i partigiani lo stavano fucilando li riprese perch\u00e9 non tenevano imbracciato il fucile nella maniera corretta. &#8220;.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dodicesimo secolo in Giappone infuriava la guerra Genpei, tra i clan Taira e Minamoto per il controllo del paese. A capo del clan Minamoto che usc\u00ec vincitore c&#8217;era Yoritomo, ma gran parte dei successi militari erano dovuti al suo fratello minore Yoshitsune, che era il pi\u00f9 grande generale del suo tempo. 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